|
LE
OPERE
L'opera di Lodovico Viadana è racchiusa, nella quasi totalità,
in ventisette libri apparsi tra il 1588 e il 1619. Di questi, diciotto
sono contrassegnati con i numeri d'opus dal X (1597) al XXX (1614), mancano
nella numerazione progressiva le opere XIX e XXIX.
Otto sono i libri senza numero d'opus, di questi sette sono distribuiti
tra il 1588 e il 1597, l'ottavo risale al 1619. Troviamo quindi, che un
libro è posteriore all'op. XXX, unica eccezione da quando il Viadana,
tra comprensibile compiacimento d'autore, ma soprattutto per un fine pratico
visto l'accrescere delle sue fatiche di compositore, decide di cambiare
criterio, assegnando alle proprie stampe, come s'è detto, il numero
d'opus.
La sua attenzione è rivolta, quasi esclusivamente, al repertorio
vocale, in particolare quello sacro, tanto che le sue composizioni hanno
una precisa funzione liturgica. Le sue escursioni fuori dal "genere sacro"
sono rare, non per questo non degne di attenzione. La musica vocale profana
si condensa nell'edizione delle canzonette a tre voci, pubblicata a Venezia
dall'Amadino nel 1594, quando il Viadana era maestro di Cappella nel Duomo
di Mantova. In questa raccolta affiorano e si affermano l'eleganza e la
grazia nel rapporto testomusica, creando quell'ideale estetico-culturale
che fa da ponte tra Rinascimento e Barocco. "Le Sinfonie musicali (op.
XVIII) commode per concertare con ogni sorta di stromenti" costituiscono
l'unico libro dedicato dal Viadana alla musica strumentale. Scritte per
doppio coro (otto voci sempre divise) e un seguente che funge da collante,
sono in realtà canzoni strumentali da potersi eseguire anche in
chiesa; era prassi consolidata far precedere da una "sinfonia" l'esecuzione
di una composizione sacra. Alle diciotto sinfonie presenti nella raccolta,
sono state assegnati titoli evocanti città italiane.
Il Viadana godette di notorietà in Italia, sul volgere del Cinquecento,
superando in seguito i confini patri. Col Seicento raggiunse chiara fama,
toccando l'apice tra il secondo e il quarto decennio. L'interesse sempre
crescente che il musicista suscitò in Germania si concretizzò
con le ristampe che l'editore Stein di Francoforte realizzò tra
il 1609 e 1610. Nel frontespizio dei Cento Concerti Ecclesiastici op. XII
si legge: "Auctore excellentissimo Musico L. V italo, huius novae inventionis
primarió" (basso continuo). Questo diede il via ad una nutrita serie
di antologie tedesche iniziata nel 1610 e protrattasi sino al 1629, che
ospitano composizioni del Viadana. Più in generale, il nome di Viadana
veniva affiancato a quelli di Anerio, Croce, Vecchi, Bassano, Asola, Lasso,
Gabrieli, Palestrina, Marenzio. Così pure illustri teorici come
il Banchieri (1609) e il Praetorius (1615), celebrarono il primato del
Viadana nell'invenzione di questa pratica d'accompagnamento, tanto che,
in tempi successivi, questo dato prevarrà sull'interesse generale
per la sua musica. Pur tuttavia, a questa leggenda, che sopravvisse fino
all'ottocento, va dato il merito di aver contribuito in larga misura a
non far cadere nell'oblio il nostro musicista. Oggi la figura del Viadana
ci appare giustamente purificata da superfetazioni per cui l'attenzione
torna a rivolgersi solo ed esclusivamente alla sua musica. Un altissimo
interesse storico-critico suscitano le prefazioni in calce ad alcuni dei
suoi lavori più importanti: Concerti Ecclesiastici del 1602, Lamentationes
del 1609, Salmi a quattro chori del 1612 e 24 Credo del 1619, tra i primi
esempi in cui l'autore illustra con dovizie di particolari al maestro di
Cappella, il modo migliore per eseguire dette musiche.
|