FESTIVAL LODOVICIANO
IX EDIZIONE - 2003/2004
 
Città di Viadana
21 settembre 2003 - 20 e 21 marzo 2004
 
 
LODOVICO VIADANA
 
 
 
BIOGRAFIA

     A tutt'oggi non è possibile ricostruire un percorso biografico attendibile del maestro per la esiguità di testimonianze documentate e di fonti letterarie. Di fatto quanto abbiamo finora appreso è stato ricavato per lo più dai frontespizi e dalle dediche inserite nei suoi libri e completato da pochi documenti e alcune lettere autografe.
     Lodovico Viadana nacque attorno al 1560 nell'omonima cittadina sita a sud del ducato gonzaghesco e appartenente alla diocesi di Cremona. Non essendo diffusa a quei tempi la prassi di redigere gli atti battesimali, risulta difficile risalire con certezza al casato d'origine di Lodovico anche se la tradizione, avvalorata dal Parazzi (primo storiografo ufficiale del maestro) e sopravvissuta allo stesso fino ai giorni nostri, lo vuole discendente da un ramo della nota famiglia Grossi. D'altro canto non deve stupire il fatto che il nostro si firmi "Lodovico Viadana", poiché era consuetudine, soprattutto presso i frati francescani, accostare al proprio nome quello della città natale d'origine.
     Almeno dal 1593 è documentata l'appartenenza di Lodovico all'Ordine dei Frati Minori Osservanti. Egli entra a far parte della comunità minoritica annessa alla perduta chiesa cittadina di San Francesco, poi nel corso della sua vita assumerà all'interno dell'Ordine la carica di vicario del convento di San Luca a Cremona e nel 1614 di diffinitor nel Capitolo della provincia di Bologna.
     Se pure ci riserviamo il beneficio del dubbio circa il fatto che la sua formazione musicale sia avvenuta accanto al cremonese Costanzo Porta, certo è che Viadana offriva a quel tempo un ambiente culturalmente evoluto per quanto riguarda la tradizione musicale colta che trova le sue radici già in epoche anteriori. Vale qui annoverare altre figure di musicisti coevi a Lodovico, e come lui votati alla vita conventuale, quali Berardo Marchesi e Giacomo Moro.
     In tale contesto la fortuna artistica del nostro maestro fu davvero notevole a giudicare dai suoi numerosi viaggi e dagli incarichi che rivesti: dal 1593 al 1597 circa fu maestro di cappella del duomo di Mantova; attorno al 1597 dovette trascorrere un breve soggiorno a Roma di cui non esistono né prove documentate né notizie precise; fu operoso presso l'Accademia di Padova negli ultimi anni del '500 e poi maestro di cappella, oltre che vicario, al convento di San Luca a Cremona nei primi anni del '600; ricoprì la stessa carica presso la cattedrale di Reggio Emilia nel 1602, nella cattedrale di Concordia nelle vicinanze di Portogruaro dal 1608 e successivamente presso Santa Maria Nuova di Fano fino al 1612. La sua presenza è poi documentata a Ferrara, Piacenza, Mantova e ancora a Viadana nel 1615.
     Gli ultimi anni di vita del maestro furono certamente i più travagliati e oscuri, fatto è che dopo un lungo periodo di "silenzio" ritroviamo il Viadana stabilito a Busseto nel 1623 e infine a Gualtieri. Prababilmente una sorta di allontanamento causato dai dissapori sorti con alcuni suoi confratelli e le cui ragioni restano avvolte da un alone di mistero.
     Con il ritrovamento del Mortologium Franciscanum del 1721 "si può tranquillamente indicare nel 1627 l'anno in cui Lodovico volò a bearsi di armonie non più terrene", per usare le parole del Mompellio (ultimo e ancora insuperato biografo del Viadana, al quale si rinvia per ulteriori notizie e approfondimenti).
     Eppure il discorso sul maestro ci sembra tutt'altro che concluso, sia per possibili altri ritrovamenti documentari di indubbia importanza storiografica, sia perchè un più attento studio del clima storico, culturale e religioso del tempo e dei luoghi vissuti da Lodovico forse ci possono far luce su fatti quanto meno curiosi. Per un artista che raggiunse una certa fama presso i suoi contemporanei restano inspiegabili periodi ed episodi ancora oscuri come il viaggio romano, l'isolamento al quale fu relegato negli ultimi anni di vita, i motivi dei contrasti che ebbe all'interno dell'Ordine, la quasi totale assenza di notizie e fonti attendibili che sembra voler spingere nell'oblio non il musicista, ma l'uomo, il religioso l'uomo di cultura Lodovico Viadana.
     Forse una chiave di lettura potrebbe essere quella offerta dal musicologo Fabris il quale, riconoscendo il Viadana nel padre citato nella corrispondenza tra Ippolito Bentivoglio podestà di Gualticri e la sorella del duca di Modena Isabella seconda moglie del principe di Venosa, risalirebbe ad una presunta attività del musicista nel campo dell'alchimia, dell'esoterismo se non addirittura dell'esorcismo. Pratica molto diffusa ma altrettanto osteggiata.
     Forse che la nostra attenzione debba allora spostarsi altrove per trovare risposta alle molte domande?

 
 
LE OPERE

     L'opera di Lodovico Viadana è racchiusa, nella quasi totalità, in ventisette libri apparsi tra il 1588 e il 1619. Di questi, diciotto sono contrassegnati con i numeri d'opus dal X (1597) al XXX (1614), mancano nella numerazione progressiva le opere XIX e XXIX.
     Otto sono i libri senza numero d'opus, di questi sette sono distribuiti tra il 1588 e il 1597, l'ottavo risale al 1619. Troviamo quindi, che un libro è posteriore all'op. XXX, unica eccezione da quando il Viadana, tra comprensibile compiacimento d'autore, ma soprattutto per un fine pratico visto l'accrescere delle sue fatiche di compositore, decide di cambiare criterio, assegnando alle proprie stampe, come s'è detto, il numero d'opus.
     La sua attenzione è rivolta, quasi esclusivamente, al repertorio vocale, in particolare quello sacro, tanto che le sue composizioni hanno una precisa funzione liturgica. Le sue escursioni fuori dal "genere sacro" sono rare, non per questo non degne di attenzione. La musica vocale profana si condensa nell'edizione delle canzonette a tre voci, pubblicata a Venezia dall'Amadino nel 1594, quando il Viadana era maestro di Cappella nel Duomo di Mantova. In questa raccolta affiorano e si affermano l'eleganza e la grazia nel rapporto testomusica, creando quell'ideale estetico-culturale che fa da ponte tra Rinascimento e Barocco. "Le Sinfonie musicali (op. XVIII) commode per concertare con ogni sorta di stromenti" costituiscono l'unico libro dedicato dal Viadana alla musica strumentale. Scritte per doppio coro (otto voci sempre divise) e un seguente che funge da collante, sono in realtà canzoni strumentali da potersi eseguire anche in chiesa; era prassi consolidata far precedere da una "sinfonia" l'esecuzione di una composizione sacra. Alle diciotto sinfonie presenti nella raccolta, sono state assegnati titoli evocanti città italiane.
     Il Viadana godette di notorietà in Italia, sul volgere del Cinquecento, superando in seguito i confini patri. Col Seicento raggiunse chiara fama, toccando l'apice tra il secondo e il quarto decennio. L'interesse sempre crescente che il musicista suscitò in Germania si concretizzò con le ristampe che l'editore Stein di Francoforte realizzò tra il 1609 e 1610. Nel frontespizio dei Cento Concerti Ecclesiastici op. XII si legge: "Auctore excellentissimo Musico L. V italo, huius novae inventionis primarió" (basso continuo). Questo diede il via ad una nutrita serie di antologie tedesche iniziata nel 1610 e protrattasi sino al 1629, che ospitano composizioni del Viadana. Più in generale, il nome di Viadana veniva affiancato a quelli di Anerio, Croce, Vecchi, Bassano, Asola, Lasso, Gabrieli, Palestrina, Marenzio. Così pure illustri teorici come il Banchieri (1609) e il Praetorius (1615), celebrarono il primato del Viadana nell'invenzione di questa pratica d'accompagnamento, tanto che, in tempi successivi, questo dato prevarrà sull'interesse generale per la sua musica. Pur tuttavia, a questa leggenda, che sopravvisse fino all'ottocento, va dato il merito di aver contribuito in larga misura a non far cadere nell'oblio il nostro musicista. Oggi la figura del Viadana ci appare giustamente purificata da superfetazioni per cui l'attenzione torna a rivolgersi solo ed esclusivamente alla sua musica. Un altissimo interesse storico-critico suscitano le prefazioni in calce ad alcuni dei suoi lavori più importanti: Concerti Ecclesiastici del 1602, Lamentationes del 1609, Salmi a quattro chori del 1612 e 24 Credo del 1619, tra i primi esempi in cui l'autore illustra con dovizie di particolari al maestro di Cappella, il modo migliore per eseguire dette musiche.
 

 
Luigi Meneghini